lunedì 10 ottobre 2016

Gli ultimi saranno ultimi


Film incompleto, esagerato, con alcuni buoni spunti, ma che alla fine si sgretola lasciando troppe cose sospese e troppi personaggi e situazioni senza "finale". Una "coattissima" coppia romana, che dice di abitare ad Anguillara - ma nessuna delle immagini girate in esterna sono della cittadina laziale sulle sponde del lago di Bracciano - è inserita in un contesto sociale di marginalità: pranzi con i coupon, picnic domenicali con tanto di partitella a calcio in spiaggia, regali "utili" perché non ci si può permettere il superfluo. Il desiderio di un bambino, per Luciana e Stefano, è forte, e quindi, nonostante i 2 vivano del solo lavoro a "tempo determinato" (che va avanti da 10 anni) della giovane, quando scoprono di essere riusciti nell'intento, scoppiano di felicità. Ma la vita - e la società decadente nella quale i protagonisti si muovono - mostrerà il suo volto peggiore. Parallela, scorre la storia di un poliziotto del nord, trasferito dopo una luttuosa vicenda che lo ha coinvolto mentre era in servizio. Fra nonnismo e cattiverie, Zanzotto (Fabrizio Bentivoglio) è catapultato in una realtà bigotta (le antenne di Radio Maria trasmettono la messa anche nelle case dei paesani), ma riuscirà a superare molti dei suoi limiti.

Bravi i protagonisti, Paola Cortellesi su tutti: convincente, mai sopra le righe, incardina l'accettazione della vita tipica di una giovane cresciuta tra stereotipi e ruoli inamovibili. Un padre-padrone - Mario "Marione" - accentratore e tiranno, ma simpatico e amato in paese, nonostante (grazie?) le numerose scappatelle extra-coniugali, una madre criticata in vita perché debole e sottomessa, e poi replicata in vita, in una sorta di "corso e ricorso" familiare, eterna coazione a ripetere di chi non sa staccarsi da quanto lo ha ferito. Bravo anche Alessandro Gassmann, guascone e insofferente al lavoro, sempre alle prese con improbabili "affari", e traditore pentito. Il regista, Massimiliano Bruno, autore della omonima piece teatrale, del soggetto e della sceneggiatura della pellicola (insieme alla Cortellesi), amplifica troppo le situazioni, rende "macchiette" i personaggi, e - soprattutto - arriva ad un finale slegato e "appeso", in cui lo spettatore si trova di fronte, tutto sommato, ad una storia inutile.

Giudizio: 2 stelle su 5: insufficiente