martedì 12 febbraio 2019

La commedia di Gaetanaccio


Il capolavoro di Luigi Magni a quarant'anni dalla famosa versione di Gigi Proietti. Con Giorgio Tirabassi e Carlotta Proietti; regia Giancarlo Fares



La commedia di Gaetanaccio torna in scena a quarant’anni esatti dal debutto al Teatro Eliseo (via Nazionale 183. Prima assoluta martedì 19 febbraio alle 20; in scena fino al 10 marzo). Ispirata a un personaggio realmente esistito a Roma, Gaetano Santangelo detto appunto Gaetanaccio, burattinaio ambulante che sulle spalle trasportava il suo castello di marionette per le vie, le piazze e all’interno dei palazzi della nobiltà romana, dove spesso era chiamato per rallegrare feste e banchetti, è una piacevole commedia musicale che - anche grazie alla presenza dei musicisti in scena - evoca la dimensione onirica, favolistica del testo.

Siamo nella Roma papalina; alla soggiogazione del povero e alla paura si oppone il carattere indolente, giocoso e spavaldo di un popolo che con gli abusi del potere ha sempre convissuto. E così l’irriverente e gradasso Gaetanaccio, innamorato di Nina, anch’essa attrice in cerca di fortuna, condivide con lei la sorte, ritrovandosi davanti al bivio del compromesso. Come in tutte le sue opere, Magni dipinge una Roma che riesce a far convivere amore e cinismo, ironia e poesia. Nei 12 brani che compongono l’opera sono narrate le vicende del protagonista e della comunità di teatranti che, a causa del divieto che proibisce ogni tipo di rappresentazione, patiscono la fame costretti a inventarsi la vita.

"Sono proibite alle donne le vesti attillate perché invereconde, la vaccinazione delle creature perché diabolica e l’innesto delle piante, perché alterando il disegno armonico del creato, è contronatura. Ma, soprattutto, vengono soppresse tutte quelle presunte attività culturali che, quando va bene, non servono a gnente".

Questo è un estratto del prologo, e quando Gaetanaccio risponde al messo, viene legato e circondato da 4 gendarmi. Le bastonate che subisce per le sue parole sono le stesse che popolano le storie dei suoi burattini. La presenza di Giorgio Tirabassi e Carlotta Proietti nei ruoli dei protagonisti rappresenta una continuità con l’allestimento storico dello spettacolo, allora diretto e interpretato da Gigi Proietti, autore anche delle musiche insieme a Piero Pintucci, oggi riarrangiate da Massimo Fedeli. Un cast di giovani attori arricchisce lo spettacolo, così come i costumi realizzati da Santuzza Calì e i cinquanta burattini che popolano la scenografia di Fabiana di Marco. Regia di Giancarlo Fares.




venerdì 11 gennaio 2019

Anche le formiche cadono


Michela Miconi e Marco Fiorini sono i protagonisti della commedia "Anche le formiche cadono" scritta da Mauro Graiani e Riccardo Irrera, diretta da Claudio Piccolotto ed in scena al Teatro Golden (via Taranto 36, a Roma) da martedì 15 gennaio. Nello spettacolo anche la giovane Sofia Graiani, Stefano Antonucci, Alina Person, Noemi Giangrande e Andrea Alesio.  

Uomo e donna, due universi vicini, ma paralleli e fra loro incomprensibili. E se l’unico modo per capirne le differenze fosse proprio una “crociera nel corpo dell’altro”? E’ quello che accade a due creativi pubblicitari, Renzo e Lucia, coppia di fatto da anni, che condivide il lavoro, una figlia in piena crisi adolescenziale e la campagna pubblicitaria di una casa di intimo da scrivere in pochissimo tempo. Si scambiano i corpi contro la propria volontà, e nel cercare di capire come ritornare ognuno nel proprio, assaporano cosa significa vivere “come l’altro sesso”. Ma attenti al finale....

domenica 6 gennaio 2019

Qual è la via del vento


Un libro incalzante per i fatti narrati che pur tuttavia riesce a soffermarsi sui risvolti personali di personaggi indimenticabili e sul colore e calore di un gruppo fino ad allora fortemente integrato con la vita dei propri vicini. 
Lia Levi 

Daniela Dawan, ne "qual è la via del vento" (edizioni e/o) ci racconta la guerra dei sei giorni in Medio Oriente attraverso la storia della famiglia Cohen. Tripoli, giugno 1967: la guerra scatena terribili violenze contro gli ebrei in Libia. Uccisi, depredati dei loro averi, sono oggetto dell’odio di masse inferocite che il vecchio re Idris non controlla. Bisogna fuggire, nascondersi. E così Ruben e Virginia Cohen, con i vecchi genitori di lei, Ghigo e Vera Asti, si barricano nel loro appartamento, circondato da uomini armati di spranghe e coltelli. Micol, la loro bimba di nove anni, è bloccata a scuola dalle suore italiane che non vedono l’ora di liberarsene: l’istituto rischia molto per la presenza della bambina ebrea, l’unica rimasta di tanti allievi. L’esile Micol è timida, senza amici, non rende a scuola, è una costante delusione per il padre; solo con il nonno Ghigo, uomo ironico e spirito libero, ha una grande complicità. Vive in un mondo di fantasia tutto suo in cui immagina come compagna la sorellina morta prima che lei nascesse e di cui non sa nulla, perchè nessuno gliene parla mai, su Leah grava un segreto.

Tripoli, giugno 2004: Al governo del Paese ormai da molti anni, il colonnello Gheddafi tenta di riprendere i contatti con gli ebrei libici emigrati in Italia, di cui ha confiscato tutti i beni. Invita perciò a Tripoli una delegazione accompagnata dall’avvocato Micol Cohen, la bambina esile e insicura di un tempo. Adesso è una donna protagonista della sua vita, professionalmente arrivata, ma che non ha mai saputo costruire un legame sentimentale stabile. E Micol approfitterà del viaggio a Tripoli per indagare sul mistero di sua sorella Leah. 

L'AUTRICE

Daniela Dawan è nata a Tripoli (Libia), dove è vissuta fino a 10 anni. Costretta a fuggire, con la famiglia approda in Italia. Già avvocato penalista, è ora Consigliere della Suprema Corte di Cassazione e ha vissuto a Milano, Bruxelles e New York. Ha esordito nella narrativa con numerosi racconti e con il romanzo "Non dite che col tempo si dimentica" (Marsilio 2010). 

mercoledì 2 gennaio 2019

Diario di una casalinga disperata


Fino al 20 gennaio, all'Eliseo Off (via Nazionale 183, a Roma), in scena "Diario di una casalinga disperata", con Carla Ferraro e Mauro Santopietro per la regia di Ferdinando Ceriani. Quante sono le mogli che cercano di assomigliare a quelle fotografie dei rotocalchi con la donna di casa che si sveglia al mattino, fresca e felice, prepara la colazione alla famiglia, scarica la sua nidiata davanti alla scuola per precipitarsi, di nuovo, a casa a passare, piena di passione, la nuova lucidatrice sull'immacolato pavimento della cucina? Milioni, forse, ma ben poche sono le donne che in quel modello possono e vogliono riconoscersi.

Tra queste Bettina Balser, protagonista di questa storia, liberamente ispirata al best seller "Diary of a Mad Housewife", di Sue Kaufman. Quarant'anni dopo la sua prima apparizione in America, Bettina è ancora icona di un’epoca e di un movimento - quello femminista - che a fine anni '60 muoveva i suoi primi passi, e che oggi si è forse perso nelle maglie intricate del conformismo. In una messinscena che dà ampio spazio alla fantasia e al grottesco, la protagonista - Tina per gli amici - torna a parlarci di sé, delle sue nevrosi e del suo rapporto con gli uomini, il marito, l’amante, lo psicologo, tutte facce di un unico corpo (e infatti rappresentati dallo stesso attore, Mauro Santopietro, in una girandola di virtuosismi): quello del maschio secolare che, da sempre, tenta di relegare la donna in un ruolo di secondo piano, sempre pronta, però, a soddisfare i suoi desideri sessuali: “Ehi, Tina... che ne diresti di una bella rotolatina nel fieno?”