martedì 15 settembre 2009

Influenza suina: grande bufala?


Duemila persone contraggono l'influenza suina e ci si mette la mascherina, 25 milioni di persone con l’AIDS e non ci si mette il preservativo... Sono le considerazioni di un misterioso dottore, tal Carlos Alberto Morales Paità, che circolano da qualche giorno in rete. Se il nome è probabilmente fasullo, le domande che il testo pone sono invece estremamente pertinenti e realistiche.

La cd influenza suina, o “A”, (nome corretto del virus: AH1N1) viene definita una “pandemia di lucro”, a causa degli enormi interessi economici che le si muovono dietro: nel mondo, ogni anno, muoiono milioni di persone, vittime della malaria, senza che i notiziari ne parlino, così come ogni anno muoiono due milioni di bambini per diarrea - che si potrebbe evitare con un rimedio che costa 25 centesimi di euro. Ancora: polmonite e altre malattie, curabili con vaccini economici, provocano la morte di 10 milioni di persone l'anno, ma anche in questo caso “silenzio stampa”. Quando però comparve la cd l’influenza dei polli, i notiziari mondiali ci inondarono di notizie gridando, anche in quell caso, alla pandemia. Non si parlò d'altro, nonostante quell'influenza causò la morte di 250 persone, a fronte della mortalità dell'influenza “comune”, che uccide ogni anno mezzo milione di persone nel mondo. 500.000 vs 250.

Perché non ci ricordiamo quello scandalo mediatico? Qual era il "grande gallo" dietro la paura rilanciata dalle tv di tutto il mondo? Forse la casa farmaceutica internazionale Roche, che vendette milioni di dosi del suo famoso vaccino Tamiflu ai paesi asiatici (ma anche all’Inghilterra: il governo britannico comprò 14 milioni di dosi a scopo preventivo). Adesso i suini; che ci sia un "grande porco" dietro tutto ciò? Se l'influenza “A” è così terribile come dicono i mezzi di informazione, perché l’Organizzazione Mondiale della Salute non autorizza la produzione di farmaci generici per combatterla? Dopo "Mucca Pazza" (o Bse che dir si voglia), Sars, Aviaria, è tutto un corri corri ad accaparrarsi di vaccini; già l'ano scorso Primo Mastrantoni, segretario Aduc, faceva i conti in tasca ai 450 milioni di europei: se ognuno di loro (noi) acquista un vaccino (circa 31 euro), si arrivano a spendere 14 miliardi di euro...

Quello che si sa è che l'H1N1 è un nuovo virus scoperto nell'uomo ad aprile 2009. In un primo tempo si pensava che si trattasse di influenza suina perché alcuni geni del virus erano simili all'influenza che colpisce appunto i maiali. Successivamente si è scoperto che in questo nuovo virus è avvenuto un fenomeno di "riassortimento": sono presenti 2 geni dell'influenza suina, un gene del virus dell'aviaria ed un gene dell'influenza umana.

Il contagio avviene da persona a persona (come nella cd influenza stagionale), ma l'11 giugno, l'Oms ha portato il livello di attenzione su questo virus a 6 (su una scala di 1 fino a 6), dichiarando il periodo pandemico della nuova influenza, cioè l'aumentata e prolungata trasmissione del virus nella popolazione in numerosi Paesi del mondo. I sintomi del virus A/H1N1 sono simili a quelli di una comune influenza: febbre, tosse, mal di gola, raffreddore, dolori articolari, brividi e stanchezza; in alcuni casi sono stati riportati anche diarrea e vomito. Viene sempre specificato che i decessi sono causati da complicazioni insorte seguito dell'infezione. Lo stesso Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, in un'intervista con l'agenzia di stampa Ansa ha parlato di "virulenza mite" e di "pressione da parte delle industrie, che dalla corsa al vaccino trarranno molte risorse economiche". Tra l'altro, se il virus dovesse mutare, non è detto che il vaccino rimanga efficace, e comunque spesso serve solo a ridurre i sintomi.

Il ministero della Salute italiano ha acquistato 48 milioni di dosi, da inoculare a 24 milioni di italiani e la società di investimenti JP Morgan ha stimato, a luglio, che Big Pharma intascherà dall'operazione 7 miliardi di euro, per non parlare della nuova "mascherina anticontagio" della GlaxoSmithCline.

Germana Brizzolari

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