mercoledì 2 dicembre 2009

I shot Andy Warhol


Uno spettacolo ispirato alla vita di Valerie Solanas, lesbica, femminista separatista e fondatrice di una società per la castrazione del maschio. Nel giugno 1968 la Solanas attentò alla vita di Andy Warhol, maestro della pop art. Passò tre anni in un manicomio criminale, ai quali seguì un'esistenza randagia. E' "I shot Andy Warhol", in scena da oggi al 5 dicembre al Teatro Arvalia (Via Quirino Majorana 139, a Roma), per la regia di Alice Capitanio, con Caterina Ghidini e Tiziana Martucci.

New York 1978. Non è morta. Non è stata, come si era persino detto, lobotomizzata. E non è neppure vero che se ne stia sepolta nelle tenebre di un ospedale psichiatrico. Valerie Solanas, l’attrice che anni fa, scrivendo il manifesto di un immaginario movimento femminista ultraradicale, lo SCUM, lanciò la parola d’ordine dell’eliminazione dei maschi e poi, il 3 giugno del 1968, si presentò in casa del più famoso artista americano, Andy Warhol, e gli sparò con un’automatica calibro 32, è viva. Abita negli slums della parte bassa di Manhattan in assoluta povertà, in precaria salute e sta progettando un libro.

D - Valerie, puoi dirci che si tratta?
R - Non posso anticipare ma ho un progetto grandioso, lo venderò e guadagnerò cento milioni di dollari, spiegherò anche perché ho sparato a Warhol, farò un implacabile requisitoria contro altri parassiti come Warhol.

D - Perché gli hai sparato?
R -“Hanno detto che gli ho sparato perché mi aveva rifiutato un copione. Non è vero. Certo gli avevo portato una commedia che si intitolava “In culo a te”: così sono cominciati i miei rapporti con lui. Ma lui è un abile uomo d’affari. Ha un gran talento per vendersi. Vende tutto: se stesso, gli altri. Però stavolta dovrà sbavare un bel po’ prima di avermi di nuovo”.

D -“E gli volevi proprio sparare o fu un errore?”
R -“No, no: lo volevo. Quell’artista di merda! Partii apposta dalla California, dove stavo in quel momento, per sparargli. Anzi prima andai a Reno in Nevada; allora lì le armi si compravano con grande facilità. Mi comprai un’automatica. Poi quando arrivai a New York per paura che l’automatica non funzionasse, corsi nel Vermont e me ne comprai una seconda. Con entrambe le pistole raggiunsi la Factory, trovai Andy, lui gridava “Non farlo, non farlo”, e io gli tirai tre colpi nel petto”.

D -E gli uomini? Li vuoi ancora eliminare fisicamente?
R -Il maschio è intrappolato in una zona d’ombra a metà strada tra l’essere umano e la scimmia; ma sta molto peggio di loro poiché dispone di una vasta gamma di sentimenti negativi: odio, gelosia, disprezzo, sensi di colpa, vergogna, insicurezza e, come se ciò non bastasse egli è inconsapevole di ciò che è.

D -Le chiedo se sappia che in giro la danno per morta.
R - La storia della mia morte ha fatto il giro del mondo, hanno persino detto che sarei stata trovata morta in un albergo di Parigi. Ma io a Parigi non ci sono mai stata. Non saprei dire come nascono tutte queste storie. Un francese ha persino scritto un libro Tombeau pour Valerie…Forse sono lo spirito di me stessa.

Germana Brizzolari

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