mercoledì 24 agosto 2011

Piccoli schiavi invisibili


Alla vigilia della Giornata in ricordo della Schiavitù e della sua Abolizione, Save the Children ha diffuso il dossier “I piccoli schiavi invisibili”, in collaborazione con l’Associazione On the Road-Consorzio Nova, dal quale emerge che non arretra, ma anzi sembra consolidarsi il fenomeno della tratta e dello sfruttamento dei minori, a scopo sessuale ma anche di accattonaggio, in attività illegali o nel lavoro. Coinvolti migliaia di minori, per lo più stranieri: ragazze rumene, nigeriane, albanesi, nordafricane ma anche maschi rumeni, magrebini, egiziani, afgani e Rom rumeni e della ex Jugoslavia. 


Si stima che, in Italia, siano fra i 1.600 e i 2.000 i minori (ragazzi e ragazze) coinvolti in prostituzione su strada. Una porzione significativa rispetto alla prostituzione adulta stimata fra le 19.000 e le 24.000 unità. E crescente è lo sfruttamento sessuale negli appartamenti: sarebbe 3 volte superiore a quello su strada, con una presenza di minori pari a circa il 10% sul totale degli adulti coinvolti. Nascoste agli occhi di tutti, le giovani vittime sono difficilmente raggiungibili da parte degli operatori sociali e di chi voglia aiutarle ad uscire da una vita da incubo. 

“Nonostante i molti passi avanti fatti, anche a livello legislativo, sia sul versante della lotta al traffico e allo sfruttamento di minori che della identificazione e aiuto delle vittime, rileviamo con preoccupazione una resistenza e persistenza del fenomeno - commenta Raffaela Milano, Responsabile Programmi Italia-Europa Save the Children Italia -. Lo sfruttamento avviene sempre di più al chiuso, anche a seguito degli interventi di contrasto da parte delle forze dell'ordine. Per le minori vittime, questo comporta il rischio di subire uno sfruttamento ancora più feroce e invisibile, anche agli occhi degli operatori sociali che vogliano aiutarle. Per altro verso, le tecniche di assoggettamento si sono affinate. Gli sfruttatori hanno per esempio scoperto la forza del controllo tra “pari”, avvalendosi dei minori stessi per esercitare il controllo sui loro compagni”. 

“A questo quadro - spiega ancora Milano - bisogna aggiungere il fatto che dietro la gran parte di queste minori ci sono situazioni di grande povertà, bisogno ed emarginazione su cui fanno leva le organizzazioni criminali. E’ il caso per esempio delle donne e ragazze nigeriane di cui rileviamo un aumento degli attivi via mare da Lampedusa proprio in queste ultime settimane. Non si può escludere che fra di esser ci possano essere vittime di tratta, anche in ragione del fatto che, come le stesse Nazioni Unite documentano, sono quasi 6.000 ogni anno le nigeriane che vengono portate in Europa per essere sfruttate. Save the Children sta monitorando con attenzione la situazione delle minori non accompagnate”. 

IL DOSSIER 

La tratta a scopo di sfruttamento sessuale 

La rilevazione di Save the Children e On the Road conferma che il gruppo di minori principalmente vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale è costituito da ragazze provenienti dalla Romania (46%) e dalla Nigeria (36%) seguite da ragazze albanesi (11%) e del Nord Africa (7%). Le minori rumene, in quanto cittadine comunitarie e in possesso di documenti, giungono in Italia in modo abbastanza agevole, spesso con la promessa di un lavoro, insieme a fidanzati o comunque a persone di cui si fidano. Una volta in Italia l’assoggettamento può avvenire in due modi: con la violenza o, al contrario, attraverso uno pseudo- legame affettivo. Questa seconda forma è costruita ad arte dallo sfruttatore che fa percepire alla minore l’esperienza della prostituzione come funzionale ad un progetto comune di coppia. Si stabilisce così un vincolo psicologico difficile da rompere. Nell’assoggettamento delle ragazze entra in gioco, sempre più spesso, il ruolo del controllo fra “pari”: lo sfruttatore cioè può decidere di imporre a una coetanea delle ragazze il compito di esercitare per suo conto il controllo sulle giovani, le quali hanno in genere più reticenze a ribellarsi a quanto dice “una di loro”, poiché questo significherebbe essere escluse dal gruppo. 

Le ragazze nigeriane costituiscono il secondo gruppo numericamente più consistente di vittime di tratta e sfruttamento. Giungono in Italia con falsi documenti e generalità, insieme alla propria sfruttatrice, fatta passare come una sorella o parente, via mare o in aereo, spesso avendo già subito violenza nel proprio paese o durante il viaggio. Per quanto riguarda l’ingresso via mare, in particolare a Lampedusa, si è registrato un incremento consistente di arrivi dalla Nigeria: fra aprile-agosto sono approdati sull’isola 4.935 migranti nigeriani, di cui 984 donne, 194 minori non accompagnati e 89 minori accompagnati, con un picco massimo nella prima metà del mese di agosto, momento in cui sono arrivati - secondo le stime di Save the Children - circa 2.170 migranti nigeriani, di cui 388 donne, 89 minori non accompagnati (prevalentemente adolescenti femmine) e 23 minori accompagnati. In varie parti d’Italia, tanto gli operatori che operano sulla strada quanto quelli che operano all’interno dei centri per migranti, segnalano l’alta probabilità che tra le migranti nigeriane in arrivo vi siano vittime di tratta e sfruttamento.

Le giovani nigeriane costrette a prostituirsi nel nostro paese sono sottoposte ad un ferreo controllo da parte delle connazionali durante l’attività di prostituzione, alla quale sono costrette e convinte anche attraverso riti tradizionali, con cui si vincolano a ripagare un debito molto elevato maturato con il viaggio. A differenza delle ragazze rumene, spesso il loro guadagno consiste solo nel vitto e nell’alloggio. La paura di essere fermate dalle forze dell’ordine ed espulse se riconosciute maggiorenni le spinge a lavorare in luoghi isolati, il che rende molto difficile il loro “aggancio” da parte dalle associazioni che vogliano aiutarle ad emergere dalla situazione di sfruttamento. 

Lo sfruttamento sessuale di minori maschi 

Ad essere coinvolti in sfruttamento sessuale, particolarmente nelle grandi città italiane come Roma e Napoli, sono adolescenti Rom, di età fra i 15 e 18 anni. Risultano essere di recente arrivo e con un vissuto legato alla strada. Alcuni di loro lavorano come lavavetri di giorno ai semafori per poi prostituirsi durante la notte, in luoghi della città conosciuti per la prostituzione maschile, o nei pressi di sale cinematografiche con programmazione pornografica, saune e centri massaggi per soli uomini. 
Accanto ai minori Rom sono coinvolti nella prostituzione anche minori maghrebini e rumeni. I primi in genere finiscono nel “mercato del sesso” per arrotondare lo stipendio guadagnato di giorno ai semafori. Per i secondi invece la prostituzione è la principale fonte di guadagno. In genere i minori maschi che si prostituiscono si muovono per lo più in gruppo e sottostanno a dei leader che sono anche quelli che procurano loro clienti particolari disposti a pagare cifre consistenti per poter godere di prestazioni di lungo periodo. Questa pratica, registrata solo su Roma e Napoli, è nota come “affitto”: nel periodo specificato il minore vive infatti con il cliente. 

La prostituzione “al chiuso” in appartamento, night, centri massaggi 

E’ un fenomeno sommerso, ma di notevoli proporzioni e che comporta uno sfruttamento più pesante, visto il controllo esercitato dagli sfruttatori sulle vittime e la limitata capacità degli operatori delle organizzazioni che operano su strada di intervenire. La presenza di minori, in particolare, è sempre più spesso attestata ed in significativa crescita, come emerge ad un’analisi attenta delle riviste di annunci di sesso a pagamento. Si stima che la prostituzione indoor sia tre volte la prostituzione su strada e che i minori in essa coinvolti siano almeno il 10% rispetto al totale. Le ragazze vittime tendono a negare la loro minore età temendo – condizionate dagli sfruttatori – di poter essere arrestate. 

Tratta e sfruttamento nell’accattonaggio 

I minori coinvolti nell’accattonaggio sono principalmente di etnia Rom e provengono dai paesi della ex Jugoslavia e dalla Romania, ma si registra una presenza anche di minori provenienti dal Marocco, dal Bangladesh e dall’Africa sub-sahariana. Nelle regioni dell’Italia meridionale mendicano anche ragazzi italiani. Le femmine sono più numerose dei maschi perché la tradizionale divisione dei ruoli nei gruppi Rom, ancora seguita da molti, vuole che i ragazzi, dopo i 14 anni, si dedichino alla raccolta del rame. Alcune delle adolescenti Rom sono madri e mendicano con i neonati in braccio. 

Minori egiziani e afgani, due gruppi a rischio. 5.850 minori supportati da Save the Children 

Sono minori che - giungendo in Italia da soli, “non accompagnati” - sono esposti al rischio di subire sfruttamento; e sono 6.340 i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia: Afganistan, Tunisia, Egitto e Marocco i principali paesi di provenienza. I ragazzi egiziani giungono in Italia con un forte determinazione a lavorare per contribuire al proprio sostentamento e a quello delle famiglie che, d’altra parte, pagano ai trafficanti (“smugglers”) cifre notevoli – anche fino a 8.000 euro - per garantire loro il viaggio verso il nostro paese. Alla ricerca dunque spasmodica di un lavoro i minori egiziani – come rilevato da Save the Children attraverso le sue attività di protezione di almeno 5.850 minori migranti non accompagnati fra il 2010 e il 2011 - possono finire in circuiti di sfruttamento lavorativo, per esempio nel settore ortofrutticolo con “guadagni” giornalieri di pochi euro, o cadere vittime di organizzazioni criminali per essere sfruttati nello spaccio di sostanze stupefacenti.
L’Italia si conferma un paese di transito per i minori afgani, spinti a partire dall’Afganistan o dal Pakistan o dall’Iran, dove spesso le loro famiglie decidono di rifugiarsi per sottrarsi alla guerra. Pur di raggiungere la meta – cioè il più delle volte i paesi del Nord Europa – sono disposti a tutto: vivere su strada, fare lavori pericolosi e non retribuiti fino anche a prostituirsi o compiere attività illegali. 

Le raccomandazioni di Save the Children 

“In relazione alla sempre maggiore complessità e spesso invisibilità della tratta e sfruttamento dei minori, è necessario che tutti gli attori coinvolti nel contrasto al fenomeno e nel sostegno ai minori operino in coordinamento e sinergia - commenta Raffaela Milano -. Per questo è cruciale adottare una strategia e un piano nazionale di lotta alla tratta, che ancora non vede la luce ormai da troppo tempo. E' poi necessario elaborare delle linee-guida per la presa in carico e l'assistenza alle vittime di tratta, con particolare attenzione ai minori e affinare gli strumenti per l'identificazione delle vittime. Save the Children a riguardo ha redatto un manuale, portato a conoscenza di tutti gli operatori del settore. Occorre anche potenziare il sistema nazionale anti-tratta attraverso una dotazione finanziaria che assicuri il rafforzamento dei servizi - tra cui le case di fuga, le unità mobili e il coinvolgimento di operatori altamente qualificati e di mediatori culturali - al fine di proteggere le vittime in modo adeguato, conquistando la loro fiducia e garantendo il loro ascolto. L’ottica è quella di un approccio integrato che assicuri la protezione dei minori e degli adulti che sono vittime di tratta e grave sfruttamento oltre che il contrasto alla criminalità. Per quanto riguarda in generale l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, è necessario definire, tramite una apposita previsione di legge, l’istituzione di un sistema nazionale per la loro protezione che assicuri un’accoglienza adeguata, diffusa sul territorio nazionale, con risorse certe dedicate ed una chiara definizione dei livelli di responsabilità tra Stato centrale, Regioni e Comuni. Bisogna infine lavorare anche con i Paesi e le comunità di provenienza delle vittime o potenziali vittime, attraverso campagne di informazione e sensibilizzazione. Save the Children ha per esempio avviato un progetto in Egitto e in Italia che prevede una serie di azioni tese a informare le famiglie e le comunità di provenienza di questi minori migranti sui rischi della migrazione e sulle sue prospettive”. 

Un minore vittima di tratta è ogni persona al di sotto dei 18 anni che è reclutata, trasportata, trasferita, ospitata o accolta a fine di sfruttamento, sia all’interno che all’esterno di un paese, anche senza che vi sia stata coercizione, inganno, abuso di potere o altra forma di abuso. Per sfruttamento si intende il trarre un ingiusto profitto dalle attività (o da un’azione) altrui tramite una “imposizione” che si basa su una condotta che incide significativamente sulla volontà dell’altro o che fa deliberatamente leva su una capacità di autodeterminazione della vittima sensibilmente diminuita. In particolare il grave sfruttamento può includere: sfruttamento sessuale-incluso lo sfruttamento della prostituzione altrui e altre forme di sfruttamento sessuale quali la pornografia e i matrimoni forzati; lavori o servizi forzati incluso il conseguimento di profitti da attività illecite e l’accattonaggio; schiavitù o pratiche analoghe e servitù; adozioni illegali; asportazione di organi.