domenica 20 novembre 2011

Pentola Nera

Pentola Nera, Capo Cheyenne

I soldati giunsero — le bocche schiumanti di rabbia e di whisky — nei pressi del Sand Creek alle prime luci dell’alba del 27 novembre dell’Anno dell’Uomo Bianco 1868. Noi Cheyenne eravamo accampati in un’ansa del torrente a forma di ferro di cavallo, allietata dalle rane e dal verso dei corvi in amore. Le squaw del villaggio, svegliate dal rimbombo degli zoccoli, pensarono che una mandria di bisonti inferociti stesse per abbattersi sui loro figli e corsero ai ripari. La prima a scorgere in lontananza il riverbero di una canna di fucile e a lanciare l’allarme, fu mia moglie — Donna Sacra — a cui la vista non difettò mai. Dopo essere balzato fuori dal mio tepee, mi resi conto che la situazione era a dir poco disperata e che era non rimasto altro da fare che correre a perdifiato verso quella nuvola di polvere, impugnando una vistosa bandiera a stelle e a strisce. Il colonnello Greenwood non si era forse impegnato a garantire — sul suo onore — che l’esercito degli Stati Uniti d’America ci avrebbe lasciati liberi di vivere e di cacciare all’aria aperta, purché quello stupido straccio sventolasse sul nostro accampamento? 


Capimmo di essere stati ingannati quando i proiettili presero a fischiare nel cielo del Colorado e le acque del Sand Creek a tingersi di sangue. Ho ancora negli occhi l’immagine di Antilope Bianca, che avanza a grandi passi con le mani alzate e una carabina lo centra a tradimento in pieno petto. Qualcuno, tra i superstiti, racconta di averlo sentito mormorare, prima dell’ultimo respiro, le parole di un antico canto di morte: “Niente dura a lungo. Soltanto la terra e le montagne sono eterne”. L’unica cosa che ricordo è che si avventarono, come iene impazzite, sul suo cadavere. Un ufficiale gli strappò i testicoli e, mostrandoli alla truppa a mo’ di trofeo, gridò che ne avrebbe ricavato un’ottima borsa da tabacco. Mentre le pallottole mi crivellavano, rimpiansi amaramente — lo confesso — di aver sotterrato la mia ascia. 

Angelo Iacovella