domenica 11 dicembre 2011

Poligamia


Secondo apologo del Nostro Mullà Nasreddìn...


Per un breve periodo della sua vita, il Mullà Nasreddìn ebbe due mogli, cosa permessa dalla sua religione. Dopo molti anni di matrimonio, resosi conto che la sua prima moglie, Khadìja, si era ormai incamminata sul viale del tramonto, si era infatti risolto a sposare una cugina di lei, molto ma molto più giovane e bella. Non appena si presentò a casa con la sua nuova consorte, la prima moglie – che ne era gelosa – gli rese la vita un inferno. Non c’era giorno che le due donne non litigassero lanciandosi addosso piatti e stoviglie e discutendo tra di loro su chi fosse la preferita di Nasreddìn. Il Mullà si ricordò allora di quel versetto del Santo Corano (IV, 129) in cui si afferma chiaramente che è pressoché impossibile, quando si hanno più mogli, comportarsi in modo perfettamente equo con ognuna di esse. 

Un bel giorno, mentre meditava sul da farsi, le due donne – ormai sfinite da settimane di liti senza esito – si recarono da lui e gli chiesero esplicitamente di porre fine alla disputa. Messo di fronte alla perentoria richiesta di indicare lui quale delle due fosse la sua preferita, Nasreddìn, per cavarsi d’impaccio, rispose che le amava entrambe nella stessa, identica misura. 

Insoddisfatte dalla risposta ipocrita e interlocutoria, le due donne tornarono alla carica: «Nasreddìn, abbiamo un’altra domanda da rivolgerti, ma questa volta cerca di essere sincero. Se ci trovassimo tutti e tre su una barca e noi due cadessimo entrambe nell’acqua, chi ripescheresti per prima?» 

Nasreddìn, sulle prime, rimase perplesso. Poi, rivolto alla moglie più anziana, le disse: «Mi dispiace, Khadìja. Ma non è certo colpa mia se hai imparato a nuotare!».

Angelo Iacovella