giovedì 6 febbraio 2014

Concerto per mio padre, di Yasmine Ghata


"Alla morte di Barbe Blanche, mio padre, ricevetti in eredità il târ che si trasmette nella mia famiglia di generazione in generazione. Ma immediatamente lo strumento mi si ribellò contro, rifiutandosi di librare quegli accordi incantevoli e mistici che hanno fatto la gloria dei musicisti dell’Iran. Sotto le mie dita, e al mio carezzare le corde, sembrava solo un pezzo di legno senza vita, senza vigore".

Lentamente, con delicatezza e con la sapienza di un cesellatore esperto, Yasmine Ghata, nel suo "Concerto per mio padre" (Del Vecchio Editore) ci racconta una storia lontana, attraverso le note di un târ, il particolare strumento a sei corde simile al liuto che viene suonato con un piccolo plettro d'ottone. Lentamente si forma davanti ai nostri occhi la nitida immagine di un tempo indefinito, eterno perché universale. In occasione del Festival della Narrativa francese 2014, tour di presentazioni dell'autrice, che sarà alla Biblioteca del Caffè Letterario di Roma (via Ostiense 95) il 14 febbraio alle 17,30.

"Ero forse maledetto? Che crimine dovevo espiare? O forse il târ custodiva dentro quei sinuosi fianchi di legno un segreto troppo pesante per poter vibrare come un tempo, leggero e suadente? Così ho strappato le corde, le ho bruciate e seppellite dietro casa. E sono partito alla volta di Ardabil, in cerca del più famoso liutaio della regione. Ma cambiare le corde di un târ equivale a cambiare la sua stessa anima e quella del musicista che lo possiede. E adesso che sono qui, rinchiuso con mio fratello Nur in questa cella di polvere e silenzio a scontare una condanna inclemente e sconosciuta, adesso che la vista mi sta abbandonando e che non riesco più a distinguere il giorno dalla notte, adesso che questo buio diventa sempre più mio senza voce e senza sguardi, ho paura. Ho paura di non tornare mai più.”

L'AUTRICE

Yasmine Ghata, figlia della poetessa di origine libanese Vénus Khoury Ghata, è nata in Francia nel 1975, ha studiato alla Sorbona e all’École du Louvre, specializzandosi in arte islamica. Nel 2005 ha pubblicato in Italia per Feltrinelli il suo primo romanzo, La notte dei calligrafi, vincitore nel 2007 del Premio Autore. Con Del Vecchio editore è uscito in Italia La bambina che imparò a non parlare.