lunedì 28 aprile 2014

Il perché di tutto sommato


“Ogni volta che la donna assennata va a letto con qualcuno dice al fidanzato di averlo fatto non per un attacco occasionale di libidine, bensì perché si è innamorata.”

"Il perché di tutto sommato", di Quim Monzó (per l'editore Marcos y Marcos), ovvero un affresco sulla vita sentimentale di fine Novecento, un puzzle epicomico (cioè: epico e comico) di relazioni emotive in trenta puntate su gloria, incertezza e inganno dell’uomo di fronte alla Vita, alla Storia, alla Fiaba. Una raccolta di racconti brevi, brevissimi e quasi-romanzi, che sviscerano grandezza e menzogna del rapporto tra uomo e donna, necessità e follia di un dialogo tra uomo e universo, vanità e ribaltamento di luoghi comuni, miti e fiabe tradizionali.

Corrosivo e crudo come solo lui sa essere, Quim Monzó, armato in questo caso di uno stile da maniaco del linguaggio, si impone come il più godibile e divertente narratore, non solo catalano, degli ultimi tempi. Animatore di caustiche trasmissioni televisive, traduttore delle grandi voci d’America del secolo andato – Barthelme, Miller, Faulkner, Salinger tra gli altri – Quim Monzó è tra le persone più note e amate di Barcellona. Ha dato una mano a Bigas Luna nella scrittura dei film più ispirati – come Prosciutto prosciutto – mentre per festeggiare la sua Catalogna, Paese ospite d’onore, ha aperto ufficialmente la Fiera di Francoforte del 2007 con una prolusione in forma di racconto. Ama il vino italiano, le parole in via di estinzione, le inchieste assurde: memorabile un suo Giro d’Europa in trenta aeroporti, con una sosta massima di due ore.

I suoi racconti sono tradotti in una ventina di lingue, e i critici di tutto il mondo lo considerano fra i grandi scrittori degli ultimi decenni. "Le storie le raccolgo per la strada - dice Quim Monzó - poi incido e scavo fino all’osso, fino alla loro forma cristallina". Qui ha raccolto modi estremi di amare e non amare. E con queste geometrie amorose, perfettamente reali, Monzó ci fa ridere senza pietà.