venerdì 23 maggio 2014

Jodorowsky in Italia


Alejandro Jodorowsky è sbarcato la settimana scorsa a Milano Marittima (Rimini) con la sua valigia piena di entusiasmi onirici e la sua consumata abilità da “psicomago”, per presentare in anteprima "La danza della realtà", la recente pellicola da lui diretta, che prende le mosse dall’omonimo e fortunato romanzo autobiografico (già edito in Italia da Feltrinelli). Classe 1929, cileno, un personaggio che non ha bisogno di presentazioni e la cui vulcanica attività creativa non si lascia incasellare in categorie troppo rigide: scrittore, mimo, attore, regista cinematografico (“Il Topo” e “La Montagna Sacra” i suoi capolavori indiscussi), nonché pittore, poeta, performer, sceneggiatore di fumetti e animatore di eventi sui Tarocchi e la metagenealogia (una nuova disciplina che si colloca a metà tra l’esoterismo e la psicoanalisi e che insegna ad affrancarsi dai traumi, dai condizionamenti e dalle nevrosi delle relazioni familiari), Jodorowsky nasce in Cile da immigrati ebreo-ucraini e, nel 1953, si trasferisce a Parigi, dove, con Fernando Arrabal e Roland Topor, fonda il teatro “panico”. 

Forte nelle tinte e delicato nella trama, il film è uno struggente spaccato della dura infanzia dell’autore, cresciuto in seno a una famiglia sradicata, dove a farla da padrone era un padre autoritario, fanatico stalinista in politica, e però costantemente sovrastato dalla moglie, cantante lirica dalle ambizioni frustate e dai seni quasi felliniani. I due, per sopravvivere, aprono una bottega di abbigliamento e altri generi di prima necessità (“Casa Ukrania”), che si trasforma via via in un involontario palcoscenico, calcato da una variegata teoria di maschere ora buffe ora tragiche, la maggior parte delle quali stigmatizzate da un destino di povertà e marginalità che sembra non imboccare mai il sentiero della redenzione. Sullo sfondo, la piccola città di Tocopilla, sobborgo minerario a duemila chilometri da Santiago del Cile, dove Jodorowsky – forte del suo visionario lirismo, non privo di suggestioni esoteriche – si cala per saldare metaforicamente i conti con il passato, e dove finzione e realtà, farse e sciagure, squallore e magia si fondono, confondendosi, nello sguardo illeso del piccolo Alejandro. 



Jodorowsky compone un colorato inno alla gioia di vivere, e insieme uno scintillante affresco delle potenzialità inespresse che si annidano nell’immaginazione umana. Sarà la vita stessa, trasfigurata in una mirabile opera d’arte, a lenire i dolori che accompagnano il protagonista del film (suo padre Jaime), consentendogli – alla fine di un percorso quasi iniziatico – di risvegliarsi all’amore e alla dimensione della spiritualità mediante la riconciliazione con il figlio e con il suo “io”. A proposito della sua visione del mondo e della vita, sottesa anche a questa sua ultima fatica cinematografica, Alejandro Jodorowsky spiega: “Mi piace sviluppare la mia coscienza per capire perché sono vivo, cos’è il mio corpo e cosa devo fare per cooperare con i disegni dell’universo. Non mi piace la gente che accumula informazioni inutili e si crea false forme di condotta, plagiata da personalità importanti. Mi piace rispettare gli altri, non per via delle deviazioni narcisistiche della loro personalità, ma per come si sono evolute interiormente”. 

Parte fondamentale del suo approccio estetico e psicodinamico è, non a caso, lo studio dei Tarocchi, cui Jodorowsky si dedica da oltre quarant’anni. Negli archetipi e nelle figure altamente simboliche che costellano i Tarocchi l’artista ha individuato, infatti, un formidabile strumento di autoconoscenza, che permette all’inconscio di manifestarsi liberamente, attraverso il flusso gioioso delle emozioni e dei pensieri. 

Venerdì 30 maggio, a partire dalle ore 20,30, Alejandro Jodorowski sarà a Milano (Cinema Beltrade, via N. Oxilia 10), per presentare il suo film, preceduto da una conferenza-spettacolo. Il giorno successivo (sabato 31, tra le 10 e le 18,30), il regista cileno terrà un seminario teorico-esperienziale incentrato sulla “Via dei Tarocchi” presso il Crowne Plaza Hotel (via K. Adenauer 3, San Donato Milanese – Milano). Per maggiori dettagli e informazioni, clicca qui.  
Due appuntamenti da non perdere. 

Angelo Iacovella
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