martedì 20 gennaio 2015

La doppia minoranza


"Esiste una somiglianza nella situazione storica e sociale di ebrei e omosessuali: un odio con radici lontane, ma anche la capacità di fare gruppo per affermare la propria identità e reclamare i propri spazi e diritti". Parola di Serafino Marco Fiammelli, tra gli organizzatori del Convegno "Gli ebrei e l'omosessualità", organizzato da Beth Hillel Roma, giovane comunità ebraica riformata della capitale. L'ebraismo non è unilaterale nei confronti del mondo LGBT: per gli ortodossi, i due versetti della Torah in cui si parla dell'omossualità (Levitico 18:22 e 20:13 - "non ti coricherai con un uomo così come con una donna") sono insormontabili, mentre le comunità conservative e riformate hanno un approccio molto più aperto sul tema.

Nella giornata di studi romana si sono alternati gli interventi del rabbino Fabian Sborosvsky e dell'insegnante di Tefillà Shmuel Sermoneta-Gertel, del professor Barry Schneider (emerito alla School of Psychology  dell'Università di Ottawa) e dello scrittore e conduttore radiofonico Tommaso Giartosio, della psicoterapeuta e scrittrice Anna Segre e del suo collega Nicola Nardelli, della professoressa Pamela Harris, docente di diritto alla John Cabot University di Roma. 

Il luogotenente Fiammelli, in servizio nell'esercito italiano da 34 anni, racconta di non aver mai assistito - in tutto questo tempo - ad episodi di omofobia nelle forze armate, e sicuramente la professionalizzazione della carriera militare e l'ingresso delle donne in servizio ha contribuito ad accrescere il confronto con le diversità. "Nel mio posto di lavoro sono fortunato - ammette Fiammelli -. Sono circondato dall'affetto e dalla stima di colleghi e superiori, ma purtroppo l'Italia non ha una rete di ebrei omosessuali, presente invece da quasi mezzo secolo in nord Europa (ma anche in America e Israele) e quindi chi è omosessuale ed ebreo si trova spesso - nel nostro Paese -  ad essere in una doppia minoranza, talvolta discriminato dall'uno e dall'altro gruppo".