venerdì 12 febbraio 2016

Il grande dittatore, al teatro Eliseo


Sono passati più di settant’anni da quando Charlie Chaplin, nel 1940, scrisse, diresse e interpretò il suo primo film parlato, II grande dittatore, geniale e pungente satira antinazista realizzata quando le armate del Terzo Reich avevano ormai soggiogato l’intera Europa. Da allora il mondo è cambiato, le persone sono diverse, così come l’assetto politico globale. Eppure la realtà contemporanea presenta strane e inquietanti analogie. Una crisi economica che ricorda quella del ‘29, il crollo delle banche, l’inflazione, la disoccupazione e la depressione. L’incredibile attualità de II grande dittatore rende lo spettacolo - una commedia musicale adattata, diretta (con Giuseppe Marini) e interpretata (con Tosca) da Massimo Venturiello, con le musiche di Germano Mazzocchetti - un vero e proprio inno alla libertà, all’amore e alla speranza, e un esempio di coscienza impegnata, di denuncia politica e di condanna verso ogni forma di sopruso. In scena - al Teatro Eliseo, dal 16 febbraio al 6 marzo - anche Lalo Cibelli, Camillo Grassi, Franco Silvestri, Sergio Mancinelli, Gennaro Cuomo, Pamela Scarponi, Nico Di Crescenzo, Alessandro Aiello.

"Potrebbe sembrare presuntuoso decidere di confrontarsi con un progetto di questa portata - spiega Venturiello - ma il Teatro, quello vero, non insegue paragoni, è materia viva, creativa, e questo lo distingue da qualsiasi altra forma artistica. C’è da tremare di fronte al genio di Chaplin come per Shakespeare e l’approccio, a mio avviso, deve essere lo stesso. Forse la domanda più spinosa è “come” interpretare un ruolo, anzi due, diventati un’icona del talento e della mimica chapliniana. Il nostro spettacolo sarà “altro” rispetto alia versione cinematografica, anche se viene  mantenuta l’ironia, il sarcasmo e l’irresistibile comicità di un’opera in cui la musica sarà grande protagonista".

"La Storia ci ha insegnato che ogni regime dittatoriale si avvale di una precisa e spiccata teatralità per imporsi e radicarsi - aggiunge Giuseppe Marini -. Teatralità di costumi, simboli, gesti, idiomi e il capolavoro chapliniano vuole essere, a mio avviso, una profonda meditazione sulla connessione, sempre perniciosa, poco affidabile e oggi più che mai di incontrovertibile attualità, fra teatralità e politica. Chaplin ne “II grande dittatore”, il film col quale dà l’addio alla maschera di Charlot, parodizza l’aberrazione nazista mettendola in ridicolo. In ambito teatrale, nello stesso periodo, l’avventura brechtiana, produceva “Terrore e miseria del Terzo Reich” e “La resistibile ascesa di Arturo Ui”. II nesso tra Chaplin e Brecht è molto stimolante e troverà un riscontro in ambito registico nella realizzazione dello spettacolo che, come ogni trasposizione teatrale da un’opera cinematografica, prevede irrinunciabili tradimenti, ovvero delle “scelte”, per essere "altro" rispetto all’originale".