giovedì 7 ottobre 2010

L’alfabetista di Torsten Petterson

E' sicuramente un'ottima congiuntura astrale per gli autori scandinavi. Dopo la ormai celebre Trilogia di "Donne che..." dello svedese Stieg Larsson" arriva Torsten Petterson, docente finlandese di Letteratura all’università di Uppsala (Svezia), che ha pubblicato per Newton Compton Editore il primo capitolo della sua saga: "L'Alfabetista". Nella cittadina finlandese di Forshälla la vita scorre lenta e tranquilla. Fino al giorno in cui in un parco pubblico viene ritrovato il cadavere di una donna. L’assassino l’ha strangolata, le ha cavato gli occhi e le ha inciso sulla pancia la lettera "A".
I sospetti si concentrano sul fidanzato della vittima, ma ciò non impedisce la scoperta, a distanza di qualche tempo, di altri corpi, anch’essi senza occhi e con una lettera incisa sulla pancia. Cosa significano quelle lettere? Chi vuole la morte di persone apparentemente molto diverse tra loro? Per risolvere il caso, l’ispettore Lindmark dovrà entrare nella mente dell’assassino e seguirlo nei labirinti oscuri della perversione: un gioco destinato a insinuare nella sua esistenza l’ombra del dubbio…

DALLE PRIME PAGINE:
“Sono perfettamente calmo, ma in punta di piedi accelero il passo con lunghe falcate silenziose che mi fanno tirare i muscoli dei polpacci. Così riesco ad avvicinarmi a lei, che alla fine mi sente, ma non fa in tempo a voltarsi. Qualcosa avvolge il suo collo, qualcosa di sottile che penetra nella sua carne, stretto subito così forte da non farla più respirare. Lei cerca di strapparlo via, ma non riesce a far presa con i guanti di pelle, non riesce a sfilarseli, non riesce ad arrivare a quelle mani che tirano la corda dietro la sua nuca. Il suo viso è tumefatto, lei barcolla, si impunta con i talloni sulla sabbia del vialetto, i suoi capelli profumati mi solleticano il viso, ma le mie mani e il filo sottile legato intorno al suo collo la tengono giù. Urla ma non emette suoni, un grido lacerante le si strozza in gola, ma la sua eco le rimbomba nel cervello, la testa le sta per esplodere, adesso lei farebbe di tutto! Ma una nausea violenta le sale rapidamente dai polmoni, una gonfia onda scura. In quell’istante tutto cambia, vuole solo immergersi nel buio, agogna la nera luce al suo centro, va incontro a colui che l’attende con mani serrate.
Si immerge nella calma totale. Dolce come un bambino addormentato, lei si lascia andare all’indietro verso di me. La sua schiena scivola giù lungo le mie braccia e l’accompagno delicatamente a terra.
Lei non respira più ma lo faccio io per lei, rapido e affannato. Ora stiamo insieme e io sono i suoi polmoni e la sua bocca.
Tendo l’orecchio. Il vento soffia sulla pianura. Non arriva nessuno sul vialetto e ho tutto il tempo per quello che devo fare. Tiro fuori il coltello.”
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