martedì 20 settembre 2011

Bérenger Saunière, curato


La nomina a curato della parrocchia di Rennes-le-Chateau, sulle prime, mi andò stretta, lo confesso, per quanto la mia famiglia fosse originaria di quella regione desolata, un tempo roccaforte di eretici albigesi: immaginatevi un piccolo borgo dei Pirenei, abitato da trecento (o forse anche meno) valligiani incolti, anime perdute per le quali non è che una messa facesse molta differenza rispetto a una bevuta in osteria.

All’inizio, condussi la vita grama che ci si aspettava da un giovane e volenteroso sacerdote di campagna: visite ai fedeli in difficoltà, servizi sacri, letture edificanti spigolate da breviari ammuffiti. Peccato che la mia anima fosse corrosa come da un’ansia inappagata, che si accresceva alla vista dei molti reperti di foggia visigota che abbellivano la chiesa di Santa Maria Maddalena a cui ero preposto.

A condurmi al disastro fu, più che altro, la sfrenata curiosità dell’archeologo dilettante. Ripenso ancora con gioia maligna a quella notte del 1892, quando, alla luce sinistra dei raggi lunari, una vecchia colonna che sosteneva da secoli l’altare maggiore crollò sotto i colpi del mio piccone, rivelando la presenza di una pergamena ingiallita. Lunghi mesi trascorsero prima che riuscissi a decifrarne l’esatto significato. Nel frattempo, sempre più chiara si faceva in me l’idea dell’alta missione a cui ero destinato, con buona pace del mio status di ecclesiastico.

Gli abitanti di Rennes-le-Chateau cominciarono a insospettirsi (e a lamentarsene per iscritto con il vescovo di Carcassonne) quando si accorsero che qualcuno, sempre nottetempo, aveva profanato il cimitero locale, divelto delle lapidi, rimosso antiche epigrafi, portando scompiglio tra le salme. Ma non c’è nessuno al mondo, all’infuori del sottoscritto, in grado di spiegare da dove provenissero le inaudite ricchezze per mezzo delle quali, negli anni a venire, prima che mi sospendessero a divinis, diedi fondo ai miei più stravaganti eccessi.

Chi cerchi una risposta plausibile all’enigma, salga su questa collina ed entri — riverente — nella chiesa di Santa Maria Maddalena; sarà accolto, ancora oggi, da una statua in gesso del mio Benefattore: il demone Asmodeo.

Angelo Iacovella