mercoledì 21 dicembre 2011

Voronoff e le strane scimmie di Ventimiglia

Sergei Abrahamovitch Voronoff, scienziato russo

Colpa della solita, famigerata “bancarella delle occasioni”. Capita, sapete, a chi rovista nei mercatini della domenica di trovarsi sotto il naso, all’improvviso, dei libri di autori “maledetti”, dai quali ci si è sempre tenuti — giustamente e cautamente — alla larga. Libri dalle cui pagine, il più delle volte sudice e ingiallite, si sprigiona come un sottile odore di zolfo… In questi casi, datemi retta, prima che sia troppo tardi, bisognerebbe, come si dice a Napoli, fuirsela a gambe levate… Le cose, purtroppo, non andarono così. Alla vista della prima edizione del volume "Le fonti della vita" (1933), opera introvabile del dottor Sergei Voronoff, misi mano al portafoglio e me tornai a casa con il libro maledetto sotto braccio.

A questo punto, qualcuno di voi sarà sicuramente indotto a chiedermi chi fosse Voronoff. Eccovi accontentati: Sergei Abrahamovitch Voronoff, scienziato endocrinologo di origine russa, accademico di Francia, nato nel 1866, pioniere assoluto nel campo degli studi sul testosterone. Ne sanno qualcosa, purtroppo per loro, gli abitanti di Ventimiglia, dove il nostro si trasferì, armi e bagagli, all’indomani della seconda guerra mondiale, trasformando una bellissima villa locale, circondata da un fitto bosco di alti pioppi, in un laboratorio specializzato nella cura delle disfunzioni sessuali. Voci di popolo, probabilmente alimentate dalla superstizione e dall’ignoranza, riferiscono della presenza, in questo luogo, ormai abbandonato, di strani esseri scimmieschi, dalla voce gutturale, che andrebbero messi in relazione con gli esperimenti del “diabolico” Dottor Voronoff, il cui nome, in quegli anni, balzò gli onori della cronaca, ma fu anche oggetto di furibonde polemiche.

A seguito delle sue rivoluzionarie ricerche sul sistema linfatico degli scimpanzé, Voronoff si era, infatti, venuto convincendo della possibilità di allungare a dismisura la durata della vita umana, mediante l’impianto di testicoli di provenienza animale. Nonostante le vibrate proteste dei suoi colleghi universitari e in barba agli scrupoli dei moralisti, egli riuscì ben presto a farsi concedere dalle autorità francesi il permesso di trapiantare testicoli di macaco e di altre scimmie cinocefale su delle cavie umane. Criminali incalliti, malati terminali, ergastolani, inconsapevoli clochards, pare che siano caduti così sotto i ferri di Voronoff, la cui popolarità – anche in Italia - crebbe a dismisura allorché i pazienti che si erano sottoposti al suo “trattamento”, presero a vantarsi, ai quattro venti, degli straordinari benefici ottenuti, in termini di accresciuta potenza sessuale, in virtù del trapianto di ghiandole scimmiesche. Fu solo più tardi che, con gran dispetto dell’ormai celebre luminare, cominciarono a manifestarsi, negli stessi pazienti, dei fastidiosi e non meglio precisati effetti collaterali…

Coperto dal ridicolo, Sergei Voronoff si chiuse tra le mura del suo laboratorio di Ventimiglia, luogo in cui si sospetta che egli abbia continuato imperterrito, fino al 1951, anno della morte, a praticare i suoi dissennati trapianti. Ora, sarebbe da sciocchi, da creduloni, prestare orecchio alle chiacchiere da osteria che fanno di Voronoff il responsabile della inusitata proliferazione di uomini-scimmia in provincia d’Imperia. Come che sia, vi assicuro che, dopo aver compulsato il suo saggio su Le fonti della vita, ci si sente un po’ - come dire? – “strani”, “diversi”. 
Che sia solo suggestione?

Angelo Iacovella