martedì 17 gennaio 2012

La lampadina galleggiante brilla a Roma


“Nell’oscurità più totale si accende una lampadina. Alla sua debole luce vediamo un ragazzo che si esercita a fare giochi di prestigio. La lampadina gli si è materializzata sulla punta delle dita ed è alimentata da una magica energia, non è collegata a niente. Presto comincerà a galleggiare misteriosamente nell’aria…” Questa è la didascalia iniziale de "La lampadina galleggiante" (The Floating Light Bulb), una commedia di Woody Allen finora mai rappresentata in Italia, che "sbarca" oggi a Roma, al Teatro Quirino (via delle Vergini 7) per la regia di Armando Pugliese. In scena fino al 29 gennaio con Mariangela D’Abbraccio, Fulvio Falzarano, Mimmo Mancini, Barbara Giordano, Emanuele Sgroi, Luca Buccarello. 

Siamo in una degradata periferia di New York nel 1945, dove una stravagante famiglia ebrea, in piena crisi economica, affronta la sua "ultima spiaggia" esistenziale. Qui, i personaggi vivono il loro comico dramma, tra gli effluvi insalubri che emanano i palazzi e le fabbriche che li circondano, rimandando ai simboli di un benessere irraggiungibile. La commedia è immersa in un’atmosfera hopperiana, a cui la regia di Armando Pugliese aggiunge colori e sapori quasi eduardiani, capaci di dare alla storia toni sorprendentemente mediterranei e familiari. Una favola postmoderna semplice, ma illuminante, delicata e divertente, pervasa di un umorismo sottile e intelligente, degno del miglior Woody Allen.  

Il padre (Mimmo Mancini) sogna di vincere alla lotteria e scappare con la sua amichetta (Barbara Giordano), cameriera di un locale di quart’ordine, ma è assediato dagli strozzini; la madre (Mariangela D’Abbraccio), che tenta disperatamente di risollevare le sorti famigliari, da ragazzina voleva fare la ballerina ed ora progetta di vendere fiammiferi personalizzati per corrispondenza. Uno dei due figli ha fantasie piromani (Luca Buccarello), l'altro (Emanuele Sgroi) vorrebbe fare il prestigiatore, ma è letteralmente terrorizzato dal pubblico e continua a balbettare. In questo devastato tran tran, si inserisce un quarto personaggio (Fulvio Falzarano): un improbabile impresario teatrale il cui miglior cliente è un cane che canta. Per chi conosce Allen e la sua comicità, la sorpresa è notevole: il tono è diverso, più intimista e solitario, l’ironia è leggera, amara, sconsolata. I personaggi inseguono qualcosa che non trovano mai, ed i loro sogni svaniscono in uno straziante senso di impotenza.

Racconta il regista, Armando Pugliese: "The Floating Light Bulb" fu rappresentato per la prima volta il 27 aprile 1981 al Vivian Beaumont Theater di New York e, vedendo le foto dello spettacolo, si direbbe che fu privilegiata una chiave molto grottesca. Stando poi a quel che sappiamo dalle recensioni dell’epoca, non fu un successo. Capita. Nell’allestimento che oggi finalmente si realizza, la scenografia è stata progettata piuttosto fedelmente all’ambientazione suggerita dall’autore: …una zona povera di Brooklyn, Canarsie… nel 1954,… uno squallido appartamento che si affaccia sul tetro cortile interno, circondata dalle case circostanti, così che si ha la sensazione di trovarsi in fondo a un pozzo…… non è tanto che l’appartamento sia sporco: semplicemente è stato troppo difficile tenere il passo del suo decadimento…"

Niente glamour per Woody Allen questa volta, insomma… Questo testo non si presenta come un testo da slapstick comedy, lo sperimentato susseguirsi di battute fulminanti e gags esilaranti, quanto pare piuttosto l’espressione teatrale di una riflessione più drammatica e approfondita che orienterà alcune sceneggiature del regista newyorkese verso film non prevalentemente comici. I personaggi sono al contempo vittime e carnefici: la madre che proietta le aspirazioni frustrate delle sua famiglia di origine sul marito e sui figli, l’impresario che spera di ancorarsi ad una rivincita professionale, ma che infliggerà la più sonora delle delusioni alla madre e all’aspirante mago, il marito vessato che sogna il colpo di fortuna al gioco e la fuga con la giovane amante che a sua volta vagheggia il riscatto da una vita grama… 

L’esercizio della magia, precocissima passione di Woody Allen inserita come tematica anche in parecchi film, è spunto per situazioni comichema anche fuga dalla realtà, desiderio di trasformarla, metafora della creazione artistica ed espressiva; è anche la dimensione in cui si rifugiano tutti i personaggi della pièce, che sono appesi al filo di una lampadina, reso invisibile dal gioco di prestigio, che la fa galleggiare nell’aria, e che tiene sospese le loro esistenze nell’irrealtà di un sogno ad occhi aperti. Poi il risveglio.

ORARI:
dal martedì al sabato ore 20.45 
mercoledì (18 e 25 gennaio) ore 16.45
domenica ore 16.45
Info botteghino 06.6794585