sabato 28 settembre 2013

Kosher a Roma. Giornata Europea della Cultura Ebraica



“Prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo lavorasse e lo custodisse”. (Genesi, 2-15)


Da almeno un decennio la curiosità del pubblico verso la comunità ebraica romana è in crescita, ma non altrettanto si può dire della reale conoscenza delle sue caratteristiche e tradizioni. Anche a partire da questa considerazione   è stato organizzato il "Festival della cultura e della enogastronomia giudaico-romanesca" chiamato "Kosher a Roma", all'interno della Giornata europea della cultura ebraica (quest'anno si celebra il 29 settembre). Da domani, 29 settembre, al 4 ottobre, grazie all’Azienda Romana Mercati, la Discoteca di Stato, il Centro culturale e l’Archivio Storico della Comunità ebraica di Roma, tra al Portico D'Ottavia, a Roma (nelle foto, scorci della Sinagoga e del ghetto di Roma) sarà possibile assistere a spettacoli, conferenze, convegni, proiezioni fotografiche, visite guidate e brevi corsi sulla preparazione delle ricette tipiche della cucina giudaico-romanesca, a cui si è affiancata in tempi più recenti quella giudaico-tripolina. Il tutto, accompagnato dalla degustazione di vini e piatti tipici offerti dai ristoranti kasher di Roma.


E per consentire a chiunque lo desideri di provare, anche al di fuori del Festival, l’autentica cucina giudaico-romanesca, Azienda Romana Mercati ha censito e descritto ristoranti, pastifici artigianali, panifici, pasticcerie, tavole calde e fast food kasher presenti non solo nell’antico ghetto, ma anche nelle altre parti della città. Tutti sono stati inseriti in un catalogo e in un’applicazione internet. Per coloro infine che volessero cimentarsi nella preparazione di queste specialità, ci sono anche alcune ricette.


"Ebraismo e natura" è il titolo scelto per la Giornata europea della cultura ebraica di quest’anno, un modo per ricordare i limiti dell’agire umano, che vengono declinati in tante regole dell’ebraismo, comprese quelle che stabiliscono ciò che è kasher («adatto», ossia conforme ai dettami divini) in fatto di alimentazione. Una di esse, ad esempio, vieta di cibarsi del sangue degli animali, “perché il sangue è la vita e non mangerai la vita insieme con la carne” (Deuteronomio 12-23). "La terra è mia - è inoltre scritto nel Levitico (25-23) - e voi state da me come stranieri e ospiti”. L’uomo non è dunque padrone della terra ma ospite temporaneo, proprio come lo considera, in nome dei diritti delle generazioni future, l’ambientalismo moderno.

Intorno a questo e ad altri precetti dal forte significato simbolico si è sviluppata nel corso dei secoli una cucina ebraica che varia ampiamente a seconda della distribuzione geografica delle diverse comunità. Quella romana è riconosciuta come la più antica, e ha dato origine a numerosi scambi in entrambi i sensi con la tradizione culinaria della città. Le sue pietanze caratteristiche (a partire dai popolarissimi “carciofi alla giudìa”) si sono conquistate un apprezzamento sempre più largo, al punto che si può parlare ormai di un vero boom della cucina ebraica nella capitale.